Scrivere utilizzando verbi al passato o al presente?

Scrivere passato o presente

Una delle questioni più immediate quando si inizia a scrivere una storia, è la scelta del tempo del verbo. La decisione ricade tra l’utilizzo dei verbi al passato oppure al presente: personalmente preferisco la narrazione in terza persona al passato, ma ultimamente mi è capitato di leggere, un paio di libri narrati al presente in prima persona, e devo ammettere che questa scelta mi ha piacevolmente colpito.

 Scrivere al passato

La scrittura al passato viene utilizzata per narrare fatti e avvenimenti già accaduti. La molteplicità dei racconti è scritta utilizzando tale tempo e per questo motivo, è in grado di donare immediatamente al lettore una sorta di familiarità con la narrazione.

Inoltre, se stai raccontando una storia presumendo che gli eventi siano già avvenuti, la logicità del tempo passato è assolutamente indiscussa.

Utilizzando i verbi al passato, puoi scegliere te l’ordine in cui la storia verrà narrata: puoi quindi gestire con maggiore creatività l’ordine cronologico degli avvenimenti, saltando in avanti o indietro nel tempo, a tuo piacimento.

Per quanto mi riguarda, l’utilizzo del passato rende anche più facile il compito del mostrare e non raccontare, cardine principale della scrittura creativa. La narrazione avviene in modo sequenziale, lasciando il lettore leggermente distaccato dal susseguirsi degli eventi, agevolando così lo scrittore sull’utilizzo della tecnica show don’t tell.

Scrivere al passato o al presente?

 Scrivere al presente

L’utilizzo del tempo presente per la scrittura e verosimilmente in prima persona, serve invece a far immedesimare il più possibile il lettore, catapultandolo nel vivo della narrazione e obbligandolo a seguire in “prima persona” la trama ideata dallo scrittore.

E qui, già siamo un po’ in difficoltà: come si può far vivere un’esperienza da protagonista al lettore, se in realtà quest’ultimo non ha alcun potere decisionale sulla trama?

È facile comprendere come scrivere al presente, sia in realtà molto più difficile che scrivere al passato. Alcune problematiche non sono affatto da sottovalutare: la caratterizzazione dei personaggi potrebbe risultare ben più complicata e complessa, rispetto all’utilizzo del passato. Se la storia non ha personaggi molto attivi e la trama non è ricca di avvenimenti, la narrazione potrebbe risultare un po’ troppo faticosa se non addirittura noiosa.

 Quindi quale tempo scegliere?

In realtà non c’è una formula precisa con cui scegliere il tempo nel quale narrare la tua storia. L’unico consiglio che potrei darti è quello di provare a scrivere qualche pagina sia utilizzando i verbi al passato, sia al futuro e confrontare le due versioni.

Quella che risponderà meglio alle esigenze narrative della tua storia o alle tue abilità di scrittore, sarà sicuramente quella giusta per te.

23 commenti

Cosa ne pensi
  • Salve a tutti. Anch’io preferisco di gran lunga scrivere al passato, mi suona molto meglio e non nascondo il fatto che spesso mischio passato con presente in situazioni precise. Scrivere TUTTO al presente non mi suona MAI bene.

    • Ciao Gianfranco benvenuto,
      anche secondo me scrivere un libro tutto al presente mi sembra un po’ forzato… anche se forse è un mio limite…

  • Sono d’accordo su quanto ha fatto notare Chiara, il tempo e il punto di vista sono correlati, ma non necessariamente vincolanti uno rispetto all’altro.
    Per quanto mi riguarda preferisco scrivere al passato in terza persona onnisciente, ma, ad esempio, ho usato il presente in Apoptosis per raccontare un sogno oppure nozioni tecnico-scientifiche che prescindono dal passato della storia.
    Il nuovo romanzo lo sto scrivendo sempre al passato, ma col punto di vista della prima persona.
    Come altri hanno già detto qui prima di me, ogni storia ha il suo tempo e il suo punto di vista.
    In questo periodo sto leggendo “I sotterranei di Bologna” raccontato da Loriano Macchiavelli in maniera eccellente al presente, ma il punto di vista non è la prima persona, è l’autore stesso. Sto apprezzando la scrittura al presente anche se l’autore usa una voce narrante a volte troppo presente, nel senso di invadente. Quindi come vedi, abbiamo un tempo, un punto di vista ed anche un tono di voce che influiscono sulla narrazione.

    • Ciao Renato,
      molto interessante il libro che stai leggendo, una narrazione al presente dal punto di vista dell’autore, riesco a immaginarla, ma sicuramente il problema dell’invadenza voce narrante non è da sottovalutare in quanto potrebbe risultare molto fastidiosa alla lunga.

      Sono d’accordo con te su tutta la linea, tuttavia penso sempre che un romanzo debba comunque rispettare i tempi verbali che sono stati scelti. Ovviamente possono cambiare tra loro, ma per quanto mi riguarda, preferirei che fosse “segnalato” ad esempio da un’interlinea… ma come diceva poco sopra Davide, l’importante è usare i tempi verbali in maniera corretta quando di decide di metterli in relazione tra loro.

  • Ciao Carlo,

    passavo di qua e… visto che ci sono ti dico la mia.
    Parlando in generale, è effettivamente molto più rilevante la scelta del punto di vista e (cosa che non sempre coincide) della persona utilizzata (prima, seconda o terza – la seconda si trova meno di frequente, ma non mancano esempi anche famosi, quale ad esempio “Le Mille Luci di New York” di Jay McInerney). dal punto di vista narrativo, ovviamente lo scrittore deve fare lo sforzo di “vedere” la storia da una posizione diversa: con gli occhi del protagonista, in caso di narrazione alla prima persona singolare, con quelli di un confidente del lettore nel caso della seconda persona e con quelli di uno spettatore “lontano” nel caso della terza.

    Dal punto di vista dei tempi, è sempre possibile (e spesso anche auspicabile) mischiarli in funzione della storia e delle esigenze del narrato. Tanto per capirsi, in una narrazione al presente vi possono essere frequenti incursioni di tempi passati (ad esempi nel caso di ricordi, ecc.); ancora di più, un racconto svolto nel passato può essere completamente narrato facendo ricorso al tempo presente (presente storico) o mischiando questo con i classici tempi del passato. L’unica cosa veramente importante riguardo i tempi verbali è che vanno usati correttamente, soprattutto nei rapporti di relazione tra loro. Senza contare che poi bisogna distinguere tra il tempo del narrato e il tempo della narrazione.

    P.S. – Tra l’altro, a me piace mischiare il presente e il passato e non disdegno affatto il presente storico (che a molti invece sembra non piacere…). L’argomento comunque è dibattuto… un po’ di tempo fa ci ho anche fatto una serie di post sul mio mini blog, pensa te!

    • Ciao Davide,
      speravo tanto in un tuo commento tecnico sulla questione. Concordo assolutamente sul discorso della correttezza dell’utilizzo dei tempi verbali, e sull’importanza della scelta della persona utilizzata nella narrazione.

      Anche a me piace molto leggere il presente storico, soprattutto quando si parla di spontaneità della narrazione. Ovviamente ho già messo nei preferiti il tuo commento e sto andando a spulciare il tuo blog 😉

  • Ciao Carlo, era da un po’ che non ti sentivo. Sulla questione del tempo da usare non so che dire. Mi pare però che in questo post mischi tante cose, forse non si può isolare il tempo della narrazione dal punto di vista della narrazione: viaggiano in parallelo questo due questioni, e nella mia piccola esperienza viaggiano anche in modo naturale, non ci penso più di tanto, è la storia stessa a dirigermi verso un tempo verbale o un altro. Inoltre, credo che possano anche mischiarsi, in qualche caso (che però ora non mi viene come esempio).

    • Ciao helgado,
      sono stato sommerso dal lavoro negli ultimi tempi e quindi costretto a rallentare alcuni progetti. Senza dubbio ogni tempo verbale ha un punto di vista narrativi abituali, passato solitamente con la terza persona, mentre il presente con la prima.

      Mescolare i tempi verbali di per sé non è errato, tuttavia per un racconto, una storia o quello che sia, io credo che quantomeno tale scelta debba essere sottolineata: capitoli, capoversi o simili per non creare nel lettore confusione…

  • Io trovo molto difficile scrivere al presente. L’ho fatto solo per racconti brevi e non mi avventurerei mai in una narrazione lunga al presente…

    • Ciao Tenar,
      anche a me risulta difficoltoso scrivere al presente; ho provato a scrivere qualche paginetta e sinceramente non facevo altro che rileggere e vedere se il discorso filava.

  • Anche io credo che non ci sia un tempo verbale giusto o sbagliato per la narrazione… ma solo quello che si sente più “giusto”. Al passato è più “classico”, per così dire… al presente riesce a tenerti incollato, secondo me^^

    Moz-

    • Ciao Miki,
      anche secondo me la scelta definitiva dell’utilizzo di un tempo o dell’altro è assolutamente soggettiva, sulla base di quello che si vuole scrivere e soprattutto trasmettere al lettore.

      È anche vero però, che sin da piccoli veniamo abituati a leggere racconti al passato, mentre difficilmente si incontrano testi scritti al presente; basta pensare alle fiabe per bambini che iniziano quasi sempre con c’era una volta…

  • Non saprei cosa rispondere. Di solito la storia “ha” il suo tempo verbale, e io mi adeguo. Non ricordo di mie storie che abbiano cambiato il tempo verbale. Magari ho modificato l’incipit, il finale, parti del dialogo. Ma mi pare di non essere mai intervenuto su questo preciso punto.

    • Ciao Marco,
      a me per esempio viene naturale scrivere utilizzando il passato, mentre trovo abbastanza ostico scrivere al presente, in quanto mi ritrovo continuamente a rileggere le frasi, ad eccezione dei dialoghi.

      Magari hai cambiato i tempi… ma ti è capitato anche nello stesso capitolo ad esempio?

      • Se ho cambiato i tempi all’interno di un capitolo? Non ricordo di averlo mai fatto. Per me una storia nasce con quel tono e le vado dietro.

      • Capitolo? Mai scritto romanzi, quindi niente capitoli! Il racconto arriva, ha il suo tempo e lo seguo.
        Adesso mi dedico a un romanzo, ma anche qui ho trovato il tempo al passato, e seguo quello.

      • Sì sono d’accordo,
        anche secondo me una volta scelto il tempo verbale, lo si dovrebbe seguire per l’intera durata del racconto/storia/romanzo… tuttavia lo sperimentare… 😉

  • Ciao Carlo, permettimi una piccola correzione: l’immedesimazione del lettore avviene, più che con la scelta del tempo verbale, con quella relativa al punto di vista. Il presente aumenta la sensazione di vicinanza non tanto per quel che riguarda i personaggi, bensì per l’ idea di ineluttabilità che emerge da questa scelta. 🙂

    • Ciao Chiara,
      sì probabilmente è più sensato parlare anche di punto di vista anziché solo di tempo verbale, tuttavia in una scelta narrativa al presente, difficilmente si troverà una narrazione diversa dalla prima persona… una sorta di intima correlazione sottintesa 😉

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