Sperimentalismo: la comunicazione tra diverse lingue in un unico romanzo

Questo guest post è stato scritto da Alessio Iervolino.

 Diverse lingue in un romanzo

Secondo il mito cristiano l’incomunicabilità degli uomini e le differenze tra le lingue del mondo sono causate dalla distruzione della Torre di Babele; quel momento, nel mito, segna un momento di orrore e d’incapacità dell’uomo: non riuscire a comunicare, non potersi capire ed essere incapaci di cooperare in modo efficiente. L’uomo, privato della comprensione dell’altro, non può più compiere opere che raggiungano, fisicamente, la divinità, e non potrà mai riuscirci perché ha perso quell’innata capacità di capirsi con una sola lingua, una lingua universale, unica, univoca.

Inserire diverse lingue all’interno di un romanzo, pur lasciando che una domini le altre, è un tentativo di far dialogare tra loro le lingue quando è ormai per noi impossibile dialogare tramite esse. Sperimentare, giocando e creando tramite lingue diverse, significa agire come una concettuale lingua franca in grado di connettere non solo parlanti di lingue differenti, che possono riconoscersi in una parola o in una frase, ma pensieri diversi e culture eterogenee; significa riuscire a comunicare tramite un linguaggio nuovo che nasce nel momento stesso in cui diverse lingue iniziano a comunicare tra loro, e questo è ciò a cui mira lo sperimentalismo che, scusate il gioco di parole, ho cercato di sperimentare all’interno del mio romanzo.

 Sperimentalismo

Parlando di Sperimentalismo, con la lettera maiuscola, subito il pensiero corre ai grandi autori del Novecento, alle avanguardie storiche, ma soprattutto agli ultimi grandi letterati, in Italia, in grado di unirsi in un programma unico, proprio sotto lo stendardo dello sperimentalismo; sto parlando dei grandi autori della nostra storia che formarono il Gruppo 63, così come anche Pasolini, Gadda e, soprattutto, Calvino.

Calvino è stato in grado di sperimentare oltre il linguaggio, ha sperimentato facendo stridere e dialogare generi differenti, ha sperimentato inserendo nella letteratura l’innovativa, per allora, teoria dei quanti, riuscendo a creare con le sue Cosmicomiche un linguaggio nuovo, un linguaggio molto più eloquente di qualsiasi altra lingua fino ad allora parlata, e scritta.

Calvino è riuscito a far scoppiare risate nuove, scusatemi se sono ridondante, sperimentando, e ha sperimentato perché si è trovato davanti ad una nuova realtà, ad una realtà che si trasformava a velocità estrema, e il suo nuovo linguaggio ha saputo cogliere con perfetta maestria i cambiamenti che la realtà industriale portò all’Italia dei suoi tempi, ed ecco che anche ora, in questi anni, così come in questi giorni e in questi momenti, ci troviamo ancora una volta dinnanzi ad una trasformazione della realtà, ci troviamo immersi nella navigazione dell’era digitale, ci troviamo alle porte della Virtual Reality, cercando così disperatamente di fuggire dalla nostra vita, così come di recuperarne i momenti più autentici.

Sperimentalismo: la comunicazione tra diverse lingue in un unico romanzo

Il mondo sta diventando sempre più grande, diviso in infinitissimi tasselli di un mosaico troppo grande, e così lo sperimentalismo, anzi, quell’amore che rimane per lo sperimentalismo, per i nuovi confini e per le mete più lontane, ci deve insegnare a dialogare come gli uomini della Torre di Babele: unici, compatti.

Sperimentalismo linguistico

Pensare che sia possibile unire il mondo intero in un’unica lingua è pura utopia, pensare che le lingue di tutto il mondo possano efficientemente comunicare tra loro in un unico testo è realtà.

Far comunicare le lingue significa intrecciare diverse culture, anche molto distanti tra loro; può far sì che si riesca validamente a recuperare lingue morte (potrei a lungo scrivere di come, in realtà, non siano per nulla morte), come ad esempio nel mio romanzo ho cercato di fare con la lingua norrena, o Old Norse, recuperando dunque anche la cultura che parlava quella lingua, facendo sì che il lettore potesse attivamente e direttamente avere un contatto con questa, che potesse innamorarsi, o odiare, dei suoni e delle grafie delle sue parole o che potesse carpirne i collegamenti con l’Inglese moderno e antico.

Inserire direttamente una lingua diversa in un testo significa anche comunicare al lettore una nozione ben precisa, un sentimento che magari una lingua riesce a comunicare in modo più completo, si pensi alla parola Sensucht, ad esempio, che riesce a comunicare lo stato di bramosia e di dolore del desiderio in modo molto migliore di qualsiasi altra parola nel lessico italiano, ma non perché il lessico italiano sia scarso, ma perché Sensucht nasconde in sé le idee, la storia e la cultura della Germania dall’alto medioevo al Romanticismo ottocentesco, così come longing, in Inglese, è una parola che deriva da long e cattura perfettamente l’allungamento del tempo che si prova quando si ha dolore per qualcosa che non si ha.

 Comunicazione globale

Sperimentando linguisticamente, cercando sempre di inserire in una comunicazione globale, si può riuscire ad arrivare ad una comunicazione di livello superiore proprio perché ci si avvale di un lessico globalizzato e di culture diverse, è come se si aprisse il testo a culture differenti, come in una dialettica, uscendo da sé e tornando più forti.

Sperimentare linguisticamente, a mio avviso, significa anche insegnare e donare al proprio testo un aspetto didascalico. Nel mio romanzo, come potrete notare se deciderete di avventurarvi tra le tortuose pagine che lo compongono, v’è un esempio non solo di sperimentalismo linguistico, ma anche di come questo possa creare connessioni tra le diverse lingue.

Ad un certo punto uno dei personaggi avrà una sorta di epifania, riuscirà a vedere il mondo come appare realmente, e le sue parole non possono che essere nella sua lingua madre, e infatti dirà: «Dagurinn skín svo fagurliga», dando al lettore un assaggio di quello che è una lingua del Nord Europa, facendogli toccare quella cultura e, con essa, le sue somiglianze con un’altra lingua, di cui condivide la matrice, cioè l’Inglese; ed ecco che Dagurinn si collega a day, significando “giorno”, skín vuol dire “apparire, essere” e cos’è che appare più evidente, nel nostro essere uomini? La pelle, e infatti in Inglese pelle è skin, e le somiglianze non finiscono qui, ma non mi dilungo.

In conclusione, lo sperimentalismo linguistico unisce, fa dialogare e ci fa comunicare, in lotta con un mondo che tenta di inabissare la cultura, mentre lo sperimentalismo, sia esso linguistico o di altro genere, è un ottimo strumento per connettere, se si vuole utilizzare un termine caro all’era digitale del 2.0, la cultura di luoghi e popolazioni anche molto diverse, riuscendo ad abbattere le infinite distanze tra il kintsukuroi e Ásgarðr.

Questo è il mio ebook: Vetrarbreytin.

Vetrarbreytin di Alessio Iervolino

Informazioni sull’autore di questo post:

Mi chiamo Alessio Iervolino, sono nato a Roma, il 4 Agosto 1994 e sono un laureando in letteratura e linguistica italiana; amo la letteratura in ogni sua forma e con la mia scrittura cerco di unire tramite fili sottili i diversi frammenti delle altrettante diverse forme culturali che fondano la letteratura stessa, specchio per antonomasia dell’intera cultura dell’uomo. Amo leggere il fantasy, ammirando la figura di J.R.R. Tolkien non solo come scrittore ma anche come studioso e accademico.

Dopo il mio esordio con Vetrarbreytin, avendo scritto un romanzo sui generis che sfugge alla semplice catalogazione “fantasy”, tenterò di seguire la strada del fantasy maggiormente convenzionale, unendo fantasia e realtà, immaginazione e sapere antico e moderno, cercando di riportare alla realtà la “fragmentation” tipica di T.S. Eliot.

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